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MESSAGGIO PATRIARCALE PER LA SANTA PASQUA

12 APRILE 2026

MESSAGGIO PATRIARCALE
PER LA SANTA PASQUA

Prot. N. 279

B A R T O L O M E O
PER MISERICORDIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA CRISTO GLORIOSAMENTE RISORTO

Onorabilissimi Fratelli Vescovi e figli amati nel Signore,

Giunti attraverso il digiuno, la preghiera e la compunzione al giorno luminoso e solennissimo della Santa Pasqua, inneggiamo e glorifichiamo la Risurrezione salvifica per il mondo del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, la quale segna la gloriosa vittoria della vita sulla morte, rinnova l’intera creazione e schiude all’uomo la via della deificazione per grazia. La Chiesa di Cristo preserva l’esperienza pasquale nella vita liturgica, nelle fatiche dei Santi e dei Martiri della fede, nello slancio escatologico del monachesimo, nell’annuncio del Vangelo «fino ai confini della terra», nella teologia e nell’arte dossologica, nella buona testimonianza dei fedeli nel mondo, nella civiltà dell’amore e della solidarietà, nell’incrollabile certezza che il male non ha l’ultima parola nella storia.

La Risurrezione del Signore è vissuta come libertà donata da Cristo, la quale ispira, alimenta e rafforza le potenze creative dell’uomo, la buona battaglia per «tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato»[1], rammentando a tutti noi che il cammino verso la Risurrezione è indissolubilmente legato alla Croce. La letizia della Croce e della Resurrezione salvava il popolo di Dio dall’identificazione con lo spirito di questo mondo e, allo stesso tempo, lo proteggeva dalla sterile chiusura e da una spiritualità priva di dinamismo e di soffio di speranza. La vita dei fedeli, in Cristo crocifisso e risorto per noi uomini, annulla anche oggi tutte le narrazioni improprie sull’etica cristiana come «morale dei deboli», presuntamente rappresentata dall’umiltà, dal perdono, dall’amore sacrificale, dall’ascesi, dal precetto del Signore «ma io vi dico di non opporvi al malvagio»[2] e da altri principi e attitudini che appartengono al nocciolo della nostra identità. Nulla è più falso di questo approccio all’etica del Cristianesimo, dell’amore sacrificale che «non cerca il proprio interesse», intrecciato con nobiltà, coraggio e autenticità esistenziale. La Pasqua è un inno a questa libertà, alla fede che «opera per mezzo della carità»[3], la quale non è un nostro traguardo, ma grazia e dono dall’alto, e viene vissuta nei santi misteri della Chiesa e nel «mistero» del servizio al prossimo. Davvero, «l’amore verso Dio non tollera affatto l’odio verso l’uomo»[4].

La Chiesa di Cristo, il “sale della terra”, la “luce del mondo”, la città “collocata sopra un monte”, la lampada “sopra il candeliere”[5], rende concretamente nel mondo, dinanzi ai segni dei tempi, la testimonianza sulla grazia che è giunta e sulla “speranza che è in noi”[6]. La parola della Croce e della Risurrezione risuona oggi come Vangelo di pace, di riconciliazione e di giustizia. La guerra, l’odio e l’ingiustizia contrastano i fondamentali principi cristiani, per la realizzazione e il consolidamento dei quali il popolo di Dio prega e opera ogni giorno. Alla luce della Risurrezione, preghiamo il Signore per le vittime della violenza bellica, per gli orfani, per le madri che piangono i loro figli, per tutti coloro che portano nel proprio corpo e nella propria anima gli effetti della crudeltà e dell’insensibilità umana. Il “Cristo è Risorto” è negazione e condanna della violenza e della paura e invito a una vita pacifica. La guerra produce lamento e morte; la Risurrezione vince la morte e dona l’incorruttibilità.

Dinanzi alle immagini quotidiane della barbarie della guerra, la Chiesa proclama a gran voce la sacralità della persona umana di ogni singolo uomo in ogni parte della terra e il dovere del suo assoluto rispetto, e ci chiama a “riconoscere la nostra dignità, a onorare l’archetipo, a comprendere la forza del mistero e per chi è morto il Cristo”[7]. La Risurrezione del Signore è restaurazione dell’uomo alla sua vocazione primordiale. Come “inizio di un’altra vita eterna” guarisce le relazioni alienanti e instaura la pace “che sorpassa ogni intelligenza”[8], la quale include la riconciliazione e la pacificazione nel mondo.

Mosso da Dio, il Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa, di cui celebriamo quest’anno il decimo anniversario dalla convocazione, ha sottolineato il dovere della Chiesa di “ritenere suo compito incoraggiare tutto ciò che serve realmente alla pace (Rom. 14,19), e apre la strada alla giustizia, alla fratellanza, alla vera libertà e all’amore vicendevole tra tutti i figli dell’unico Padre celeste, come anche tra tutti i popoli, che costituiscono una sola famiglia umana.”[9].

La Santa Pasqua è l’intera nostra civiltà spirituale, il nocciolo della nostra devozione. La Risurrezione del Signore è anche la nostra stessa Risurrezione nel secolo presente, nonché prefigurazione e pregustazione della «comune risurrezione degli uomini» e del rinnovamento dell’intera creazione. Illuminati dalla luce sfolgorante del volto di Cristo Risorto e glorificando con salmi, inni e cantici spirituali il Suo più che santo nome, Lui che è il Principe della pace e che è con noi «tutti i giorni fino alla fine del mondo»[10], auguriamo una «Buona Risurrezione», ricolma di doni divini per tutto il periodo pasquale e per tutti i giorni della vostra vita, acclamando a gran voce il gioioso annuncio per il mondo: «Cristo è Risorto! Veramente è Risorto il Signore!»

Fanar, Santa Pasqua, 2026
Il Patriarca di Costantinopoli
fervente intercessore di Cristo Risorto
per tutti voi.

Da leggersi in Chiesa durante la Divina Liturgia della festa della Santa Pasqua, dopo il Santo Vangelo.


[1] Fil. 4,8
[2] Mt. 5,39
[3] Gal. 5,6
[4] Massimo il Confessore, Capitoli sull’amore. PG 90, 964
[5] Mt. 5, 13-15
[6] Pt. 3,15
[7] Gregorio il Teologo, Logos I, Sulla Santa Pasqua, PG 35, 397
[8] Fil. 4,7
[9] La missione della Chiesa Ortodossa nel mondo contemporaneo, III,5.
[10] Mt. 28, 20